| "Uomo dalle mille
risorse che ha scelto l'arte come mestiere e il lavoro
come autodeterminazione di Se" Mauro
Lucarini, Franco Cenerelli "Fermignano
Monteporzio...
Viaggio ideale-reale per le strade di mezzo...
Quasi sempre Gabriele ed io andiamo nei 'discorsi
sull'arte', entriamo magneticamente in una specie di
spazio parallelo che si sposta, si trasforma, a volte ci
estranea.
Trovare un taglio critico è fondamentale, costruirlo,
non sempre totalmente in accordo, ma criticare, tagliare
diventa un ripulirci e un purificarci, un percorrere una
curva perfetta, disegnare e scoprire una forma affusolata
e solida al di sotto degli ornamenti; la forma buona e
giusta, per quel momento, pronta ad essere rimessa subito
in discussione nell'incontro successivo. Eliminare,
riordinare, aggiungere, collegare gli elementi che
percepiamo è un'esigenza a cui non possiamo rinunciare;
cercare di tenere insieme, con-tenere.
Contenere in una superficie bianca o nera? "Nero-pieno"
o "Bianco-pieno"? Bianco assoluto e nero
assoluto non esistono nelle stampe, nelle foto, nelle
pitture, nelle sculture, non esistono nella loro fisicità,
nella loro materialità di manufatti; lo possiamo
attribuire loro, percepirlo tale nel non percepire, nel
non voler percepire le sfumature, le temperature nel nero
e del nero e così per il bianco.
Due stampe vicine ci fanno vedere neri diversi, non c'è
il "nero del barattolo", ci sono le ombre di un
campo, le muffe di un muro al chiuso, l'acqua che imbeve
un legno, le pieghe morbide di un corpo. Anche i bianchi
della carta e degli inchiostri si moltiplicano, i metalli
e gli ossidi ci restituiscono le luci della sera o di un
interno, quelle calde o quelle secche delle varie
stagioni, i diversi cieli e le nuvole. Segni su segni
arrotondano le forme nelle incisioni di Gabriele,
seguendo, più o meno inconsciamente, quella che possiamo
chiamare 'sensibilità alla figura', bianco e nero si
accarezzano sui confini, mantenendo gli spazi stabiliti,
armonici, nessuno dei due può aumentare la propria
superficie a discapito dell'altro.
Gabriele disegna direttamente sulla lastra, senza
progettare a priori, scavando per tirare fuori la forma
che sente in equilibrio tra ciò che è davanti e dietro
i suoi occhi. Le prove di stampa segnano la
stratificazione del lavoro che non segue nulla di
predeterminato, masi solidifica strada facendo nella
materia che acquista il proprio ruolo. La sensibilità
alla figura è un nostro modo di guardare e criticare, ma
soprattutto di fare, scoprire legami e scoprirci legati
alle forme umane nei paesaggi, nelle nature morte, è un
miliare il percorso, è un elemento che ci compiace.
Forme femminili si sentono nei bianchi e neri profili
smussati dei paesaggi di Gabriele, spunti presi dalle
nostre 'colline rasate' e piene di lavoro, chiaroscuro
nella terra voltata e nelle erbe nutrite. Spunti presi
dai maestri riportati di fronte alla natura. Forme del
corpo segnano dei punti nella struttura delle opere e
nelle opere tra di loro, in attesa forse di emergere
protagoniste nelle incisioni non ancora compiute." Francesco
De Luca, Ottobre 2000 |